ALLENAMENTO AL “QUADRATO” PER MIGLIORARE LA QUALITA’ DELLA VITA

Il Quadrato Motor Training (QMT) è un training motorio molto semplice e di breve durata che ha dimostrato di avere effetti importanti su funzioni cognitive collegate alla possibilità di miglioramento della vita di coloro che lo praticano. Gli studi sul QMT (una serie di 12 movimenti in sequenza svolti eseguendo dei passi sui vertici di un quadrato di 50cm di lato) sono stati presentati alla Sapienza, Università di Roma, nel corso di un convegno “Form Philosophy to Neurobiology. The effects of training on man’s possible improvement”, organizzato da Sabrina Venditti del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie “Charles Darwin”, Sapienza Università di Roma, in collaborazione con Fondazione Patrizio Paoletti. Durante il convegno sono stati illustrati i risultati di studi durati più di 10 anni e ancora in corso. Innanzi tutto, dopo alcune settimane di pratica, tramite una batteria di test somministrati prima e dopo il training, gli studiosi hanno riscontrato significativi incrementi nelle capacità creative e nelle funzioni cognitive fondamentali quali il planning e la memoria esecutiva, che riflettono l'incremento di capacità ideative, progettuali e creative, sia negli adulti che nei bambini. “Parliamo della possibilità di ampliare le nostre facoltà di fare fronte alle sollecitazioni che ci arrivano quotidianamente dall'esterno – ha spiegato Patrizio Paoletti, presidente della fondazione e ideatore del QMT - sviluppando la capacità di prefigurare un più vasto repertorio di scenari e risposte possibili per la nostra vita. In aggiunta a questo una parte dei nostri studi hanno messo in luce un miglioramento significativo del benessere emozionale e dell'auto-efficacia (percezione delle proprie capacità, autostima). Quindi, si tratta di effetti non solo cognitivi ma che riguardano anche la sfera dell'emotività e dell'equilibrio psicologico”.

Il motivo per cui il QMT è in grado di influire su tutti questi aspetti è dovuto al fatto che la sua pratica non è meccanica, i movimenti non vengono mai automatizzati e, anzi, da un lato richiedono, dall'altro inducono lo sviluppo di uno stato di attenzione divisa, tra sé e il comando vocale in arrivo, che sollecita il cervello in maniera ampia e interconnessa. Inoltre, proprio perché il movimento è sollecitato da un comando vocale (tramite una registrazione Mp3), l'attesa di quest’ultimo diventa un momento importante per sviluppare la capacità di attesa stessa e di restare con il comando, resistendo alla forza che porta a rispondere in maniera automatica (cioè ad anticipare il movimento).

Tutto questo ha una base fisiologica – come ha spiegato Tal Dotan Ben-Soussan, direttore del Istituto di Ricerca per le Neuroscienze, l’Educazione e la Didattica della Fondazione - dato che sia l'analisi elettroencefalografica che la risonanza magnetica hanno dato indicazioni di uno sviluppo della connettività, cioè della maggior sincronizzazione e comunicazione (tramite percorsi neuronali) tra varie aree del cervello deputate sia alle funzioni cognitive (prefrontali, parieto-occipitali, tratto cortico-spinale, cervelletto) sia alle funzioni emotive (amigdala, sistema limbico). In aggiunta è stato riscontrato un aumento delle connessioni neuronali al livello del corpo calloso, struttura che connette i due emisferi cerebrali, indicando una maggiore sincronicità e comunicazione tra di essi.

La neuroplasticità è un fenomeno che accompagna il nostro sistema nervoso-cerebrale per tutta la vita, e ci dice che anche da adulti si può continuare ad imparare se il cervello è opportunamente sollecitato; i neuroni, cioè, hanno ancora la capacità di formare nuove connessioni tra di loro. Il QMT è un mezzo molto efficace per sollecitare il cervello e stimolare i processi di neuroplasticità. “Tutto ciò è testimoniato, ad esempio, dai risultati ottenuti con praticanti dislessici adulti - e ricordo che la dislessia viene in genere trattata principalmente in età evolutiva, altrimenti gli interventi sono poco efficaci – ha aggiunto Sabrina Venditti, ricercatrice del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie di Sapienza Università di Roma - i quali, dopo 4 settimane di training hanno mostrato un significativo aumento della capacità di lettura. Alcuni dati preliminari, non ancora pubblicati, ottenuti con pazienti affetti da deficit cognitivo lieve (diciamo i prodromi dell'Alzheimer), hanno dimostrato che nei praticanti è possibile sostenere un ritardo del declino cognitivo in seguito alla pratica del QMT per alcune settimane. Questa, diciamo, potrebbe essere la nostra frontiera, sviluppare una metodologia che possa aiutare a ritardare gli effetti di una malattia così devastante come l'Alzheimer ma anche di altre malattie neurodegenerative, potenzialmente migliorando la qualità di vita dei pazienti in attesa che la scienza vada comunque avanti”.

Cosa c'entrano le molecole in tutto ciò? I processi di neuroplasticità sono ovviamente sostenuti dall'attività molecolare dei neuroni. In particolare, in questi processi sono coinvolte le Neurotrofine, proteine estremamente importanti per la sopravvivenza e l'attività dei neuroni. Esse contribuiscono ad allargare le reti neuronali, aumentando il numero di sinapsi e l'arborizzazione. Ovviamente i ricercatori non credono che questi siano i soli meccanismi molecolari in atto, ma sono un significativo aspetto del processo. Essi ritengono che le variazioni dei livelli di NGF (Nerve Growth Factor, la molecola di Rita Levi Montalcini) e di BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor), osservati in seguito alla pratica del QMT per alcune settimane, possano riflettere processi di neuroplasticità in atto. In sostanza il QMT è un training che aiuta a migliorare lo stato generale psico-cognitivo della persona aumentando il grado di benessere, potenzialmente riflesso in molti ambiti della vita quotidiana, e che questo sia vero è dimostrato sempre più dagli studi interdisciplinari (elettrofisiologici, cognitivi, molecolari) condotti sul QMT.