DALL’ALGERIA UNA CROCIATA CONTRO NARGHILÈ

Ancora poco tempo e, ad Orano, spariranno le immagini di chi - uomini, ma anche donne, soprattutto molto giovani - passa le sue ore fumando il narghilè nei bar e nei locali pubblici. La locale Direzione della salute e della popolazione sta infatti limando il testo del decreto con il quale sarà vietata la consumazione della «chicha», la miscela, composta per il 25 per cento da tabacco e per la restante percentuale di un mix di melassa ed essenze di frutta. Un’offensiva che potrebbe anche essere estesa nel resto dell’Algeria, se arriveranno gli auspicati risultati.

Il narghilè (oggetto di culto per i turisti occidentali che lo acquistano soprattutto nella casbah delle grandi città arabe, non per usarlo, ma per farne soprammobili kitch) è profondamente legato alla tradizione araba e il fumarlo è occasione per un incontro o, come accade per i più giovani, per accelerare il loro ingresso nella «società dei grandi». Ma il suo fumo è altamente nocivo, pur se chi lo consuma non se ne accorge nemmeno, ammaliato dal delicato sapore di frutta che lo caratterizza e dallo sfrigolare dei pezzettini di carbone da cui si sprigiona il vapore.

Orano, però, sulla base di studi clinici dall’esito inequivocabile, non intende alimentare i guai di salute per chi fuma la «chicha». Ed i dati sono dalla parte di chi intende scoraggiarne il fumo. Due elementi su tutti: fumare un narghilè (cioè consumare la dose di chicha) apporta effetti negativi sette volte di più che quello delle sigarette. Ed ancora: fumare una dose di chicha (operazione che può durare anche un paio d’ore) equivale a fumare un intero pacchetto di sigarette.

La decisione delle autorità sanitarie di Orano varrà sia per chi fuma che per chi consente di fumare, con i secondi ad essere, in effetti, i più esposti, perché il decreto prevederà addirittura la chiusura del bar o del ristorante che consentirà ai suoi avventori di stare, per ore, a succhiare avidamente il fumo attraverso il beccuccio del narghilè.

Ma, in Algeria così come in altri Paesi, un conto è vietare, un altro è vedere rispettato il divieto. Come confermano gli scarsi effetti pratici dei divieti di fumare negli edifici pubblici. Ad Orano però si fa sul serio ed accanto ai divieti partirà una campagna rivolta soprattutto ai più giovani (tra i 15 ed i 25 anni) ai quali delle equipe sanitarie spiegheranno gli effetti mortali del fumo, oggi secondo forse solo agli incidenti stradali come causa primaria di decessi. A chi «rischia» di cadere nel vizio del fumo della chicha sarà illustrato lo spettro di possibili malattie cui andrà incontro: epatite virale, cancro della bocca, delle gengive e delle labbra, oltre a quelle respiratorie.

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