DA VINCI, ROBOT PER LA CHIRURGIA DEL FUTURO: RAPIDO E RICOVERI BREVI

Quasi 2000 interventi chirurgici in dieci anni con Da Vinci, il robot dell'ospedale romano San Giovanni Addolorata che sta per andare in pensione per fare spazio a uno strumento sempre più moderno. Nel 2019 arriverà il nuovo modello robotico SP.

Quasi 300 interventi solo nel reparto di Urologia, circa 1.600 in ginecologia, chirurgia generale, toracica e pediatrica, otorinolaringoiatria e cardiochirurgia. Sono stati presentati i risultati ottenuti in dieci anni di interventi con le tecniche mininvasive del Robot da Vinci nell’ospedale San Giovanni Addolorata di Roma, più del doppio rispetto a quelli resi possibili dalla chirurgia tradizionale. Nel corso dell’incontro è stato illustrato anche SP, l’ultimo modello del Robot da Vinci, che è prossimo alla certificazione europea, ha già ottenuto il benestare dalla “Food and Drugs Administration” negli Stati Uniti e sarà diffuso in Europa nel 2019. “Lo sviluppo del sistema Da Vinci sta rivoluzionando la chirurgia, in particolare quella dei tumori maligni della prostata – ha specificato il dottor Gianluca D’Elia, direttore della Urologia del San Giovanni -. I dettagli anatomici che siamo in grado di visualizzare e la precisione degli strumenti robotici - sottolinea l’esperto - ci permettono di eseguire micro-dissezioni con notevoli risultati nell’ambito della conservazione della funzione erettile e di conseguenza nella salvaguardia dell’amore di coppia”. “Entro 10-15 anni anni - prevede D’Elia - probabilmente saremo in grado di operare i pazienti in ambulatorio e dimetterli entro la giornata”.

Il Da Vinci, prodotto in California da Intuitive Surgical e distribuito in Italia da ab medica, rappresenta ad oggi lo strumento per eccellenza con cui realizzare una chirurgia mininvasiva: questo grazie alle caratteristiche tecnologiche che fanno della piattaforma l’emblema della precisione e dell’efficacia in sala operatoria. Il chirurgo, seduto alla console, guida i bracci robotici tramite manipoli. In questo modo, il tremore fisiologico della mano viene azzerato assicurando al gesto operatorio una precisione e una fermezza estreme. Anche la visione del piano operatorio è decisamente magnificata (con una risoluzione dei dettagli aumentata di 10 volte) e resa tridimensionale. A tutto questo si affianca una libertà di movimento su ben sette assi e con una rotazione di 540 gradi, nettamente maggiore rispetto a quella della mano di un essere umano.
“Si tratta di strumentazioni sofisticatissime che permettono di ridurre sempre più il trauma per i pazienti e accorciare ancora i tempi di ripresa – ha spiegato Graziano Pernazza, responsabile del reparto di Chirurgia generale, per la quale l’ospedale San Giovanni Addolorata si colloca come centro di riferimento. “Per esempio, già ora per tumori come quelli del colon retto, del pancreas o dell’esofago, non essendo più necessario aprire l’addome del paziente, si viene dimessi dopo appena due giorni – precisa l’esperto -. Con l’apparecchiatura Sp sarà possibile ridurre ulteriormente il dolore post-operatorio, i tempi di degenza e soprattutto avere subito accesso alle terapie oncologiche successive che prima venivano rimandate di almeno 7-10 giorni”.

Negli anni sono andate moltiplicandosi le applicazioni della tecnica robotica, estesa al trattamento delle patologie funzionali, infiammatorie acute, croniche e neoplastiche dell’apparato digerente (intestino, colon-retto, esofago e stomaco) e degli organi addominali (pancreas, vie biliari, fegato e surrene). L’esperienza maturata ha consentito ai chirurghi del San Giovanni di essere parte attiva nel network della formazione e di esportare la loro attività nell’ambito di eventi di formazione in Italia e nel mondo, contribuendo all’attività di società scientifiche nazionali e internazionali. In occasione del decennale, l’ospedale romano ha messo in programma eventi speciali rivolti al pubblico e agli operatori sanitari: una mostra sulle evoluzioni della Medicina e delle tecniche robotiche (che si protrarrà fno al 12 dicembre) e un congresso scientifico (oggi e domani) all’Auditorium Antonianum, durante il quale verranno mostrati in diretta gli interventi svolti nelle sale operatorie dell’ospedale, con particolare attenzione a quelli di asportazione di tumore maligno della prostata.
A ottobre 2018, sono quasi 5 mila le piattaforme da Vinci distribuite nel mondo. Dopo gli Stati Uniti che dispongono di più di 3 mila sistemi robotici, l’Europa rappresenta il secondo mercato con 800 installazioni. In Italia le apparecchiature sono 107 e dal 2010 la loro presenza nelle strutture ospedaliere è cresciuta di oltre il 70 per cento.

Nel 2017 con il robot Da Vinci sono stati effettuati più di 875 mila interventi in tutto il mondo (con un incremento del 16 per cento rispetto all’anno precedente), 17.462 in Italia (+14 per cento sul 2016). Dal 2006 i pazienti operati nel nostro Paese con il da Vinci sono oltre 91.500, con il coinvolgimento negli anni di un sempre maggior numero di chirurghi e di specialità.