TATUAGGI, PERICOLO COLORI: CONTENGONO MERCURIO, COBALTO, CADMIO, CROMO

Allarme tatuaggi dall'ospedale Sant'Andrea di Roma (sede della Facoltà di medicina e psicologia) per i rischi che si corrono con i pigmenti usati per disegnare la pelle. Ogni anno i dermatologi curano 500 persone affette da allergie, infezioni, dermatiti, rigonfiamenti della pelle e dei linfonodi. Sono infatti queste le malattie più comuni trattate in uno speciale ambulatorio dedicato solo a chi ha problemi con i tatuaggi. Nell'ambulatorio è stato anche messo a punto un particolare patch test mirato per individuare le sostanze contenute nei pigmenti più comuni che provocano allergie. Ieri al Sant'Andrea, nel corso di una particolare lezione, sono state presentate alcune novità per la cura delle patologie della pelle come la costituzione di un gruppo di lavoro per individuare sistemi diagnostici non invasivi nella dermatologia dei tatuaggi e la stesura di un programma di formazione, prevenzione e informazione.

PIGMENTI PERICOLOSI
Un grandissimo problema, per ora irrisolto, viene proposto dalla composizione dei colori usati nei tatuaggi. Il colore più irritante per la pelle è sicuramente il rosso che contiene solfuro di mercurio. Nel verde è contenuto il cromo mentre nel blu ci sono molto spesso tracce consistenti di cobalto. La porpora assume la colorazione grazie al manganese e il giallo contiene cadmio. In alcuni campioni di nero sono stati rintracciati addirittura sostanze derivanti dalle ossa di cane. Il biossido di titanio invece è usato per il bianco. Pericoloso è anche l'henné, usato nei tatuaggi temporanei destinati a scomparire in un arco di tempo breve. Eppure l'henné da molto spesso reazioni allergiche perché contiene il parafenilendiamina. “Non esiste nessuna norma che imponga il produttore di coloranti, a indicare le sostanze contenute – ha detto nel corso della lezione il professore Severino Persechino, direttore della dermatologia del Sant'Andrea –. Dalle analisi che vengono effettuate per individuare le cause delle malattie, emergono molto spesso metalli e sostanze chimiche spacciate come integratori alimentari o composti dannosi. Spesso il colore nero provoca reazioni fotosensibili alla luce del sole che fanno gonfiare la pelle provocando fotodermatosi”. “Non esistono etichette – ha aggiunto il professore Mauro Serafini, botanico della Sapienza – e nessuno controlla. Quasi nessun consumatore si preoccupa di quello che gli viene inoculato sottopelle”.

LA DIGNOSI
Nei casi più gravi, i medici sono costretti a effettuare delle biopsie per risalire alla composizione chimica dei pigmenti usati nei tatuaggi. Al Sant'Andrea gli specialisti stanno studiando uno strumento innovativo che nel prossimo futuro permetterà con la semplice “lettura” del colore, di risalire alla composizione e quindi arrivare alla terapia più adeguata. Il sistema non è invasivo e rappresenterà una rapida e indolore diagnosi.

IL GRUPPO DI LAVORO
All'ospedale Sant'Andrea, gli specialisti non si sono limitati a fotografare la situazione esistente, ma hanno dato vita a un gruppo di lavoro per mettere a punto una serie di proposte. Il gruppo di lavoro è coordinato dal professore Persechino, è composto dai docenti universitari Antonella Tammaro (dermatologa), Mauro Picardo (ospedale San Gallicano), Mauro Serafini (botanico), Salvatore Raffa (microscopia elettronica).

LA PROPOSTA
I tatuatori sono degli artisti, hanno detto gli specialisti, ma non hanno nessuna consapevolezza e formazione sanitaria su quello che è un vero e proprio atto sanitario. “Se per fare una semplice iniezione serve l'infermiere, perché per introdurre delle sostanze chimiche sotto la pelle di una persone, bastano poche ore trascorse nei vari corsi regionali di formazione? Il tatuatore non viene istruito su cosa è il derma, le malattie dermatologiche e le conseguenze che può provocare un tatuaggio e non sono sottoposti a nessun controllo di tipo sanitario. Ecco perché il gruppo di lavoro vuole proporre una formazione universitaria per i tatuatori simili a quelli per le professioni sanitarie, organizzare anche dei corsi mirati alla psicologia delle persone che hanno scelto di farsi tatuare la pelle ma anche per spiegare i rischi di allergie e di patologie immunologiche. Infine è necessario valutare prima del tatuaggio le condizioni di salute della persona che riceverà il tatuaggio.

LA RICERCA INTERNAZIONALE
Gli inchiostri usati per i tatuaggi possono liberare minuscole particelle, delle dimensioni inferiori a un milionesimo di millimetro, capaci di viaggiare nel sangue fino a raggiungere i linfonodi, vere e proprie sentinelle delle difese immunitarie. Lo rivela uno studio coordinato da Ines Schreiver, dell’Istituto Federale tedesco per la valutazione dei rischi (Bfr), appena pubblicato sulla rivista scientifica Scientific Reports. Le microparticelle sono state osservate per la prima volta grazie al più potente dei microscopi, la luce di sincrotrone. Le conseguenze per la salute al momento non sono chiare perché l’unica cosa che è stata osservata è il rigonfiamento cronico dei linfonodi. “Quando qualcuno vuole farsi un tatuaggio è molto attento a rivolgersi a centri che utilizzano aghi sterili. Tuttavia nessuno controlla la composizione chimica dei colori, bisognerebbe farlo e adesso ne abbiamo dimostrato il motivo”, ha rilevato Hiram Castillo, del Centro europeo per la luce di sincrotrone Esfr (European Synchrotron Radiation Facility) di Grenoble.